{"id":24,"date":"2024-05-28T09:38:36","date_gmt":"2024-05-28T09:38:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.festadeibarbari.it\/festadeibarbari\/?page_id=24"},"modified":"2025-04-14T14:46:37","modified_gmt":"2025-04-14T14:46:37","slug":"il-contesto-storico","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.festadeibarbari.it\/festadeibarbari\/il-contesto-storico\/","title":{"rendered":"Il Contesto Storico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Diamo uno sguardo al periodo storico che ha ispirato i nostri paesani, offrendo lo spunto per quella che \u00e8 stata &#8211; per moltissimi anni &#8211; l&#8217;unica rievocazione storica in costume gotico.<\/p>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Sommario<\/h3>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li><a href=\"#article4-sliders1\" data-type=\"internal\" data-id=\"#article4-sliders1\">Anno 542 d.C. Arriva Totila l&#8217;Immortale<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"#article4-sliders2\" data-type=\"internal\" data-id=\"#article4-sliders2\">Anno 543 d.C. Totila il signore della guerra<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"#article4-sliders3\">Anno 544 d.C. Belisario nuovamente a Ravenna &#8211; La strategia di Totila<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"#article4-sliders4\">Anno 546 d.C. Totila a Roma &#8211; Belisario la riconquista<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"#article4-sliders5\">Anno 547 d.C. Roma si svuota<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"#article4-sliders6\">Anno 548 d.C. Tutto l&#8217;occidente in mano ai barbari &#8211; Giustiniano chiama Narsete contro Totila<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"#article4-sliders7\">Anno 549 d.C. Totila scende in Sicilia &#8211; Il fallimento della flotta bizantina<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"#article4-sliders8\">Anno 550 d.C. Il generale Narsete<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"#article4-sliders9\">Anno 551 d.C. L&#8217;armata di Narsete<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"#article4-sliders10\" data-type=\"internal\" data-id=\"#article4-sliders10\">Anno 552 d.C. La grande armata di Narsete<\/a><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.festadeibarbari.it\/festadeibarbari\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Prima_e_Seconda_Guerra_Gotica.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"725\" height=\"791\" src=\"https:\/\/www.festadeibarbari.it\/festadeibarbari\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Prima_e_Seconda_Guerra_Gotica.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1024\" srcset=\"https:\/\/www.festadeibarbari.it\/festadeibarbari\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Prima_e_Seconda_Guerra_Gotica.jpg 725w, https:\/\/www.festadeibarbari.it\/festadeibarbari\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Prima_e_Seconda_Guerra_Gotica-275x300.jpg 275w\" sizes=\"auto, (max-width: 725px) 100vw, 725px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mappa della Prima e Seconda Guerra Gotica <br>Fonte <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Guerra_gotica_(535-553)\">https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Guerra_gotica_(535-553)<\/a><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"article4-sliders1\">Anno 542 d.C. &#8211; Arriva Totila l&#8217;Immortale<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Il suo vero nome era <strong>Baduila<\/strong> ma per le sue coraggiose gesta, durate un decennio, gli fu dato (e non solo dai suoi uomini) l\u2019appellativo di <strong>Totila<\/strong> che significa <strong>l\u2019immortale<\/strong>. Al giovane Totila, dopo l\u2019eliminazione dell\u2019inetto predecessore Erarico, avevano appena offerto la corona di re dei goti che subito si mise a formare una compagine di validi uomini pronti a partire per una campagna militare di riconquista del territorio perduto e di quello che, anche per colpa del caos che c\u2019era proprio fra goti, stavano ulteriormente perdendo.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Guidando 5000 uomini, attravers\u00f2 il Po e punt\u00f2 su Verona. Qui un generale bizantino, Artabazo, col tradimento (oltre il Po era tutto territorio Goto in base al trattato di Giustiniano) era entrato nella citt\u00e0 usurpandola e asserragliandosi con i suoi uomini dietro le potenti mura della fortezza. Totila la assedi\u00f2, ma poi mand\u00f2 un\u2019ambasciata agli imbarazzati abitanti della citt\u00e0; voleva che gli si consegnasse il traditore. Promise, dando la sua parola d\u2019onore, che avrebbe subito abbandonato la citt\u00e0 senza provocare n\u00e9 danni n\u00e9 rappresaglie. I veronesi quasi si lasciarono convincere da quel biondo \u201cprincipe azzurro\u201d, ma non sapevano per\u00f2 decidersi; le parole d\u2019onore in giro pochi le rispettano. E poi chi era questo Totila? Chi lo conosceva? E se i bizantini si arrabbiavano e facevano una rappresaglia sulla citt\u00e0? Trovarono la soluzione: farlo fuggire fuori dalle mura; poi avrebbe dovuto arrangiarsi da solo. A liberazione appena avvenuta comunicarono a Totila la sua fuga. Forse indicandogli anche la direzione. Artabazo con il suo seguito inizi\u00f2 la sua lunga fuga cercando di raggiungere Faenza. Ma Totila, messosi subito al suo inseguimento, lo tallon\u00f2 finch\u00e9 lo raggiunse e lo annient\u00f2.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Di l\u00ec pass\u00f2 a Bologna e si diresse verso il Mugello, valicandolo senza problemi. Poi fu la volta di Firenze e dopo una breve resistenza della citt\u00e0 difesa dal bizantino Giustino, la conquist\u00f2. Ora al re goto si era spalancata la porta per tutta l\u2019Italia centrale. Mentre i generali bizantini si chiudevano dietro le porte delle fortezze, lui andava avanti, si spostava ad est &nbsp;e prendeva la strada di Pontassieve verso il Passo del Muraglione per scende su Forl\u00ec, Faenza, Cesena, Urbino, Montefeltro. Senza tanti ostacoli, proseguiva e passava abilmente, senza toccare Roma, verso la Campania dove le risorse alimentari non erano ancora state falcidiate dalla decennale guerra che imperversava al nord. Nel mostrarsi mite e saggio con le popolazioni, ricevette non solo simpatia, ma invogli\u00f2 molti a unirsi a lui. Soprattutto quando liber\u00f2 migliaia di servi dallo sfruttamento dei loro gretti padroni. Infatti, Totila non saccheggiava nessuna citt\u00e0 o paese, ma vi entrava \u2013 riferiscono le cronache anche dei suoi nemici \u2013 <em>\u201cesercitando una giustizia proverbiale\u201d<\/em> mentre [ndr] <em>\u201ccol suo fascino e la sua sicurezza esercitava un nuovo rispetto del tutto sconosciuto alle popolazioni\u201d<\/em> (Cit. Procopio).<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Nei territori dove Totila prese a governare non elimin\u00f2 le tasse, ma agli ex taglieggiati, propose di affidare solo a lui i denari, cio\u00e8 al fisco regio, sottraendoli ai corrotti funzionari che ormai erano diventati i loro padroni perfino dell\u2019aria che respiravano; prometteva e soprattutto convinceva che lui dei loro denari ne avrebbe fatto un buon uso. Persino i poveracci gli versavano fino all\u2019ultimo centesimo, vedendolo cos\u00ec sicuro, con tanta fiducia in se stesso, ma soprattutto perch\u00e9 si presentava con grande signorilit\u00e0 e onest\u00e0. Quelli impoveriti dalla guerra decennale, ormai ridotti alla fame, si fecero talmente affascinare che corsero perfino ad arruolarsi, &nbsp;andando cos\u00ec a rafforzare ulteriormente il suo esercito. L\u2019offensiva di Totila stava dunque appena iniziando mentre i Bizantini che non avevano un vero e proprio esercito, ma solo modesti presidi, erano costretti a rinchiudersi dentro le loro citt\u00e0 fortezze: Ravenna, Ferrara, Modena, Perugia, Spoleto, Roma, e Napoli, fino ad Otranto.<\/p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"article4-sliders2\">Anno 543 d.C. &#8211; Totila il signore della guerra<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Totila, all\u2019inizio della sua campagna sulla penisola, dopo aver conquistato quasi l\u2019intera Italia centrale esclusa Roma che si era lasciato alle spalle, si era diretto verso il meridione, puntando su Napoli piuttosto ben difesa da una inespugnabile fortezza. Conone, il generale bizantino che si era asserragliato dentro le mura per resistere ai goti, dopo l\u2019estenuante assedio messo in atto da Totila fu costretto alla resa per mancanza di viveri. Totila entr\u00f2 allora in citt\u00e0 con le sue truppe, ma invece di saccheggiarla come tutti si aspettavano, e come tutti erano soliti fare, per prima cosa impart\u00ec ai suoi uomini l\u2019ordine di soccorrere la popolazione provata dalla fame e dai disagi; fece procurare nei dintorni e portare dentro la citt\u00e0 grandi quantit\u00e0 di viveri di prima necessit\u00e0; ripristin\u00f2 i servizi essenziali, e trov\u00f2 il tempo di ricevere con signorilit\u00e0 i funzionari locali, e perfino una delegazione di romani giunti dalla citt\u00e0 eterna; costoro impressionati da questo giovane cavaliere dalle buone maniere che aveva solo sfiorato la loro citt\u00e0, lo vollero conoscere per sapere quali fossero le sue intenzioni ed eventualmente trattare. Era chiaro che Totila appena si fosse disimpegnato nel sud avrebbe puntato anche su Roma: oltre che essere un guerriero coraggioso e intelligente, non era uno sprovveduto neppure in politica. Alla delegazione romana fece all\u2019incirca questo discorso: \u201cCome vedete io non faccio il barbaro, quando entro nelle citt\u00e0 non distruggo nulla n\u00e9 faccio razzie. Quindi quando verr\u00f2 a Roma, se il senato romano mi accoglier\u00e0 come signore e non come \u201cbarbaro\u201d io mi comporto da signore, ma se i pregiudizi mi saranno contro, allora Roma me la prender\u00f2 a mio modo, e purtroppo per voi sar\u00f2 costretto ad assediarla provocando disagi e sofferenze alla vostra citt\u00e0\u201d.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Dello stesso tenore dovette essere il contenuto di una missiva inviata a Costantinopoli a Giustiniano, ma l\u2019imperatore ricus\u00f2 ostinatamente di trattare con un barbaro, con un usurpatore dei suoi territori. Probabilmente Giustiniano non aveva informazioni esatte dalla penisola italica, n\u00e9 gli avevano riferito che Totila si stava comportando bene, che stava conquistando i territori senza provocare danni n\u00e9 a cose n\u00e9 a persone. Giustiniano e i suoi collaboratori erano invece convinti che per eliminarlo occorreva attaccarlo inviando un grande esercito e un buon generale. La scelta ricadde nuovamente su Belisario che, nonostante \u201ctanta invidia per la sua popolarit\u00e0\u201d (Procopio), considera ancora l\u2019unico generale capace di contrastare questo formidabile nemico apparso all\u2019orizzonte. Bisognava anche fare in fretta perch\u00e9, dopo la conquista di Napoli, Totila stava marciando verso le Puglie, verso Otranto che non era una citt\u00e0 qualunque, ma il porto dove facevano la spola e si rifornivano le navi imperiali.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Le intenzioni erano di preparare una flotta e un grande esercito, ma quando Belisario si trov\u00f2 a partire, del grande esercito promesso c\u2019era ben poco, e non c\u2019erano neppure i fondi. La nuova \u201cavventura\u201d in Italia di Belisario cominciava ad essere gi\u00e0 fallimentare fin dalla partenza. Le ragioni erano molteplici: nello stesso periodo si stavano verificando alcuni scontri in Africa, in Persia e nella zona Danubiana, ed a Bisanzio occorrevano fondi e truppe per questi territori in pericolo. Allora, secondo Procopio, era pi\u00f9 utile con una volont\u00e0 politica pi\u00f9 pacifista per trattare con Totila. Purtroppo, non ci fu questa volont\u00e0, e l\u2019Italia per altri dieci anni vedr\u00e0 distruggere le sue citt\u00e0, vedr\u00e0 paesi e contrade affamate, vedr\u00e0 campagne spopolate di uomini. Resero poi libera la penisola dalla dominazione barbarica, ma con le nuove sventure provocate dalla presenza degli arroganti soldati e gli imperiali con la loro avidit\u00e0, a Roma, a Napoli, a Milano, i bizantini con le loro spoliazioni fecero rimpiangere i \u201cbarbari\u201d di Totila. Il danno non fu solo questo. Con la guerra portata tutta al centro e al sud dell\u2019Italia, nel nord ormai tutto indifeso si infiltravano masnade di ogni genere che spadroneggiavano in valli e in pianure, dal Friuli fino al Piemonte, razziando e distruggendo quel poco che era rimasto.<\/p><\/p>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Correva proprio l\u2019anno 543 d.C quando <strong>Riggo<\/strong> (o <strong>Arrigo<\/strong>), luogotenente di Totila l\u2019Immortale, durante l\u2019assedio di Perugia avrebbe creato sulle colline sopra il lago Trasimeno un insediamento fortificato: l\u2019accampamento di Arrigo (in latino <em>Castrum Rigonis<\/em>) fu il nucleo primordiale sul quale, nei secoli successivi, sarebbe sorto l\u2019abitato di Castel Rigone.<\/p>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"article4-sliders3\">Anno 544 d.C. &#8211; Belisario nuovamente a Ravenna &#8211; La strategia di Totila<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Quando a Costantinopoli, dopo i preparativi, venne presa la decisione di salpare per l\u2019Italia, del grande esercito che Giustiniano aveva promesso a Belisario, incaricato di guidare la campagna in Italia, c\u2019era appena l\u2019ombra. Pochi gli uomini, poche le navi e pochi i fondi. Giustiniano sembrava aver dimenticato l\u2019Italia e il \u201cproblema Italia\u201d.<\/p><\/p>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Belisario in queste condizioni si sent\u00ec fin dalla partenza impotente, non sapendo ancora chi dovesse affrontare, ne conoscendo ancora Totila! Il generale amareggiato e sperando solo nella fortuna part\u00ec comunque. La direzione presa fu quella verso Otranto, la citt\u00e0 portuale bizantina pi\u00f9 in pericolo. Sbarcato la riforn\u00ec di armi e sistem\u00f2 alcuni soldati per rinforzare le difese in caso di un attacco dei goti, ma non and\u00f2 oltre il porto; subito dopo riprese il mare e si diresse al porto di Ravenna. Acquartierate le sue truppe dentro la fortezza, lui si barric\u00f2 nel palazzo di corte, aspettando gli eventi. Questo era un atteggiamento che non rientrava nel suo carattere, lui aveva sempre preferito fare guerra di movimento, e i nemici era solito scovarli e affrontarli nei loro territori. Tuttavia, nelle condizioni in cui si trovava, non poteva fare altro. Rimase nella fortezza tutto l\u2019 anno anche perch\u00e9 i goti erano impegnati altrove. Intanto, nel resto d\u2019Italia, dopo Napoli e dopo l\u2019assedio di Otranto a cui Totila aveva per\u00f2 rinunciato con l\u2019arrivo dei rinforzi bizantini, l\u2019esercito goto aveva ripreso la strada verso il nord risalendo la strada adriatica, con l\u2019intenzione di espugnare prima Ascoli e Fermo, poi Spoleto. Mentre attraversava il lungo territorio, il prestigio e la notoriet\u00e0 di Totila aumentava, insieme al rispetto degli abitanti delle citt\u00e0 conquistate, soprattutto grazie alla proverbiale giustizia che esercitava. La sua fama iniziava ad entrare non solo nell\u2019immaginario collettivo dei goti, ma anche a far breccia nel cuore nelle popolazioni italiche. Il suo nome e la sua leggenda entravano nelle citt\u00e0 prima ancora che il capo goto vi giungesse. La stessa Roma era consapevole che da un momento all\u2019altro Totila sarebbe piombato sulla citt\u00e0 e una buona parte della popolazione era disponibile a trattare, ma un\u2019altra fazione, favore del governo bizantino, invitava gli avversari a non farsi illusioni e a non correre avventure. Se avessero fatto entrare e accettato Totila come signore -esautorando i bizantini- e poi anche lui per qualche accidente o un altro pugnale nella schiena fosse morto, la punizione di Giustiniano per questo atto di \u201ctradimento\u201d non si sarebbe fatta di certo attendere. Quindi l\u2019unico suggerimento in caso di assedio era quello di resistere ad ogni costo, fino all\u2019arrivo di rinforzi. Sapevano del resto che erano gi\u00e0 sbarcati a Otranto, ma non certo immaginavano che Belisario invece di risalire la penisola fino a Roma, aveva ripreso il mare e si era barricato dentro le mura di Ravenna. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fascino personale di Baduila che incantava tutti quelli che lo avvicinavano, la spavalderia che gli veniva dalla sicurezza, il coraggio che mostrava nell\u2019esporsi sempre quando il suo esercito affrontava il nemico e la persistente fortuna di uscire indenne sempre ad ogni violento scontro, gli valsero l\u2019appellativo di \u201cimmortale\u201d, cio\u00e8 Totila. Quello che iniziava ora a preoccupare era la sua strategia: non era certo quella del solito capo barbaro che andava allo sbaraglio. Totila si stava muovendo sulla penisola con lucidit\u00e0 e accortezza straordinarie. Nessuno dei suoi predecessori, scendendo a sud, aveva mai ignorato Roma. Invece Totila, scendendo da Firenze a Napoli, si era gi\u00e0 una volta lasciato alle spalle la grande citt\u00e0 e quell\u2019anno, dalle Puglie risalendo la costa adriatica, ignor\u00f2 la citt\u00e0 eterna un\u2019altra volta. Totila aveva infatti conquistato i territori a sud e ora le sue intenzioni erano quelle di occupare le localit\u00e0 da cui passavano le comunicazioni fra Ravenna e Roma. Cos\u00ec poteva prima assediare e conquistare la isolata Ravenna e poi, come ultimo e definitivo obiettivo, avrebbe attaccato Roma ormai isolata. A Belisario tutto questo apparve molto chiaro: lui era un grande e vecchio generale, reduce da mille battaglie e sapeva benissimo valutare le geniali mosse dell\u2019avversario. Sar\u00e0 proprio Belisario a dire nei momenti di disperazione quando inutilmente inizi\u00f2 l&#8217;anno successivo a combatterlo in campo aperto: \u201cCon lui c\u2019\u00e8 Dio, ed \u00e8 sempre al suo fianco\u201d. Il generale era gi\u00e0 disperato quando giunse a Ravenna con pochi uomini. Ora sperava che prima di fine anno \u2013 e prima del grande scontro o prima di un grande assedio \u2013 Giustiniano si ricordasse dell\u2019Italia, di lui, e gli inviasse dei rinforzi. Ma Giustiniano quell\u2019anno non aveva proprio intenzione di occuparsi di cose militari n\u00e9 tanto meno dell\u2019Italia. Oltre che prestare molta attenzione e controllare ogni attivit\u00e0 dell\u2019impero -anche perch\u00e9 era costantemente bisognoso di denaro- iniziava con un \u201cattivismo confusionale\u201d (cit. Procopio) ad occuparsi anche di cose teologiche, sfoggiando nelle controversie la sua eminente oratoria. Del resto, Giustiniano oltre che voler essere il degno erede dei cesari, voleva anche essere degno erede di Costantino: capo supremo del grande Impero riunificato, e capo supremo della Chiesa. Anche lui credeva di essere l\u2019uomo che le Divinit\u00e0, nel suo caso il Dio cristiano, aveva scelto per dirigere gli affari umani in terra. Fare l\u2019imperatore era insomma solo una missione.<\/p>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"article4-sliders4\">Anno 546 d.C. &#8211; Totila a Roma &#8211; Belisario la riconquista<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">A inizio anno Totila perdette Bologna, ma conquist\u00f2 Ascoli, Fermo e ottenne Spoleto. Si port\u00f2 quindi a Roma, non la assedi\u00f2, ma si accamp\u00f2 alle sue porte, in attesa di eventi che avrebbero potuto sbloccare la situazione a suo favore. In effetti nella capitale si era gi\u00e0 creato un partito con buona disposizione, anche se i due editti precedenti, quello di Teodorico che voleva cacciare i cristiani e quello di Giustiniano che voleva cacciare gli ariani, avevano da tempo fatto nascere nei reciproci gruppi delle intolleranze. Papa Vigilio, ancora schierato con Costantinopoli come politica ma non come Credo, propendeva a favore di Giustiniano, anche se come abbiamo gi\u00e0 in precedenza accennato, venne quell\u2019anno rapito e convinto con metodi piuttosto drastici ad adeguarsi. La nobilt\u00e0, vedendo sfaldarsi in queste circostanze l\u2019amministrazione dell\u2019impero, intu\u00ec che in questo modo la situazione disorganizzata non avrebbe colpito solo i popolani, la plebe, ma anche loro.<\/p><\/p>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Belisario, ricevuti rinforzi dalla Dalmazia, tent\u00f2 di sbloccare la situazione a Roma; risalendo dalla Calabria ottenne qualche successo ma, quando tent\u00f2 anche in Campania, i bizantini furono sconfitti a Capua. Intanto a Roma alcuni mercenari isauri<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> con il tradimento aprirono le porte della citt\u00e0 eterna ai goti. Il 17 dicembre Totila fece il suo ingresso nella citt\u00e0. Il diacono Pelagio gli and\u00f2 incontro chiedendogli accoratamente di risparmiare la citt\u00e0, gi\u00e0 cos\u00ec duramente provata dalla fame e dalle malattie dopo mesi e mesi di assedio. Totila mostrandosi mite gli conferm\u00f2 e gli diede l\u2019assicurazione che i suoi uomini non avrebbero toccato nulla. Totila tent\u00f2 ancora con alcuni notabili di trovare un accordo e, o per opportunismo o per sincera volont\u00e0, la disponibilit\u00e0 a trattare era possibile senza estremizzare. Purtroppo, da Costantinopoli non arriv\u00f2 nessun messaggio distensivo, l\u2019ordine tassativo a Belisario \u00e8 quello di riconquistare Roma dando battaglia ai goti. Altro ordine impartito da Giustiniano a papa Vigilio, era quello di imbarcarsi e di raggiungere Costantinopoli. Nel frattempo, Totila abbandonata Roma si diresse verso il Sud muovendo alla conquista delle citt\u00e0 meridionali. Ne approfitt\u00f2 Belisario, rioccupando Roma. Ora papa Vigilio non aveva pi\u00f9 la scusa dell\u2019assedio per evitare il viaggio, e quindi fu costretto a fare i preparativi per recarsi a Costantinopoli e ridiscutere la questione dei Tre Capitoli, che aveva tentato sempre di rimandare.<\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> <sup>Isauria era il nome di un&#8217;antica regione nel sud della penisola anatolica, la cui posizione vari\u00f2 sensibilmente nei secoli. Essa corrisponde grossomodo alla parte sudoccidentale dell&#8217;attuale provincia turca di Konya. (fonte: Wikipedia)<\/sup><\/p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"article4-sliders5\">Anno 547 d.C. &#8211; Roma si svuota<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Il ristagno di questa situazione che sembrava non avere uno sbocco di pace a causa dell\u2019intransigenza di Giustiniano a non trattare con Totila, fece da preludio a brutti giorni per Roma. Dopo tre assedi, e nonostante la magnanimit\u00e0 di Totila nell\u2019ultimo, la popolazione, soprattutto quella un po\u2019 benestante che aveva molto da perdere, di fronte a decisioni vaghe, o a quelle risolutive che per\u00f2 non arrivavano da Bisanzio, e che non davano di sicuro un promettente avvenire, inizi\u00f2 a lasciare la citt\u00e0, si disperse nelle campagne, usci dalle mura, non volle pi\u00f9 vivere giorni di incubo come quelli di Venice (l\u2019assedio di un anno), o l\u2019ultimo subito da Totila. In questa critica situazione, malgrado il nuovo rientro di Belisario, intu\u00ec che se Totila avesse attaccato con il suo esercito enormemente superiore a quello dei bizantini e avesse deciso di non fare pi\u00f9 il mite e il generoso, per Roma non ci sarebbe stato pi\u00f9 nulla da fare. La vita all\u2019interno della citt\u00e0 era ormai paralizzata, non pi\u00f9 schiavi a disposizione da quando li aveva liberati tutti Venice, non pi\u00f9 servi per i lavori umili, non pi\u00f9 contadini nelle campagne, i commerci paralizzati per mancanza di merci, numerose malattie che si portavano alla tomba anche gli ultimi sani scampati, ed infine un grande numero di gente povera e vecchia che non potendo emigrare si trascinava lurida e stracciata a chiedere elemosine, ad appoggiarsi alle istituzioni benefiche del clero che comunque poteva fare poco o niente, perch\u00e9 non riceveva pi\u00f9 contributi dalla corte bizantina. Giustiniano a Costantinopoli, ormai vecchio, nella sua immanente misantropia era assorbito sempre pi\u00f9 nelle sue astratte discussioni teologiche e sembra aver dimenticato Roma, le citt\u00e0 d\u2019Italia e l\u2019intera provincia. Teodora -che mor\u00ec l\u2019anno successivo- per voler imporre a tutti i costi il Credo monofisita alla chiesa romana, tagli\u00f2 volutamente viveri e risorse economiche al clero. Non se la passava meglio neppure i nobili, i grandi proprietari terrieri che, vedevano in un vortice deflazionistico cadere di valore le loro propriet\u00e0 ogni giorno, ad ogni risveglio. Tutti abbandonavano poderi, campagne, case, oggetti di valore, ma nessuno acquistava, nessuno si azzardava; questo provocava ancor di pi\u00f9 la psicosi della fuga, e la voglia di fuggire si faceva strada anche nel pi\u00f9 ottimista. Mentre i pessimisti, oltre l\u2019angoscia contingente del disastro economico, cercavano la fuga per mettere in salvo la pelle.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Gli stessi pensieri dovevano attraversare la mente di Belisario e dei pochi bizantini ai suoi ordini. Dopo che Totila aveva abbandonato la citt\u00e0 e si era diretto a sud, nonostante la riconquista del generale bizantino, Roma era ormai una citt\u00e0 vuota. Forse poco pi\u00f9 di 40\/50.000 abitanti ma pochissima gente valida per difenderla. Se Totila fosse ritornato ad assediarla, sarebbero bastate poche ore per rioccuparla, e questa volta pochi speravano nella sua generosit\u00e0. Il generale bizantino, colto dallo sconforto, mand\u00f2 a dire a Giustiniano di richiamarlo, che lui non poteva fare pi\u00f9 nulla, non aveva pi\u00f9 n\u00e9 la forza, n\u00e9 la volont\u00e0, n\u00e9 un esercito per continuare una guerra cos\u00ec anomala, cos\u00ec svuotata di eroismi, cos\u00ec demotivata nella fatalit\u00e0 incombente, cos\u00ec umiliante perch\u00e9 era una lotta estremamente impari. Quando entr\u00f2 a Roma possiamo solo immaginare cosa Belisario trov\u00f2 per le strade: mummie, vite spente, negozi vuoti, e solo degli straccioni che si aggiravano per la citt\u00e0 trascinandosi dietro miseria e morte. Totila, saputo della riconquista di Belisario, lasci\u00f2 momentaneamente la Calabria e con una parte dell\u2019esercito ritorn\u00f2 su Roma, ma presso Tivoli dovette affrontare un\u2019aspra battaglia con Belisario che, nonostante tutto, il bizantino vinse, costringendo il Goto a far ritorno sui suoi passi in Calabria.<\/p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"article4-sliders6\">Anno 548 d.C. &#8211; Tutto l\u2019occidente in mano ai barbari \u2013 Giustiniano chiama Conone e poi Diogene contro Totila<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, lasciata la Calabria, Totila torn\u00f2 al centro Italia assediando Perugia che si diede per fame a lui, anche perch\u00e9 la sua fama di mostrarsi mite con gli abitanti lo precedette. In certi casi facevano meno danni i goti cercando di farsi accettare che i bizantini. Questi ultimi si comportavano come padroni, saccheggiando le citt\u00e0 dove sostavano, imponendo la formale imperiale requisizione di ogni cosa.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Alla fine, Giustiniano accolse il sollecito di Belisario e lo richiam\u00f2 a Costantinopoli. Sulla piazza di Roma a sostituirlo ed a comandare l\u2019esercito venne destinato il generale Conone, uomo che aveva gi\u00e0 perso a Verona contro il re dei goti. Tuttavia, la sua permanenza fu di brevissima durata, infatti mor\u00ec dopo pochi mesi, rimettendo nuovamente in gioco e in crisi la citt\u00e0. Gli subentr\u00f2 il generale bizantino Diogene che, per quanto avesse voglia di organizzarsi, mise insieme un esercito non solo incapace di attaccare ma neppure capace di difendersi. Comunque, i bizantini avevano ben poco da difendere perch\u00e9 Roma non aveva neppure una sentinella nelle mura e le indifese porte Aureliane erano completamente aperte. Non migliore sorte tocc\u00f2 all\u2019intera penisola. Infatti c\u2019erano solo quattro citt\u00e0 dove anche un modesto presidio bizantino era in grado di difenderle: Ravenna, la pi\u00f9 fortunata, era sempre stata per tutti difficile da assediare a causa delle infide paludi e del mare che la circondava tutta; Ancona, anch\u2019essa piuttosto tranquilla perch\u00e9 appollaiata su un promontorio, era imprendibile senza gravi perdite per i nemici; Crotone, perch\u00e9 posta su una millenaria fortezza tra i due fiumi Tacina, il Neto e il mare; infine Otranto, arroccata tra il mare e il fiume Idro che la facevano diventare un\u2019isola, una piazzaforte imprendibile dal tempo dei primi greci. Tutto il resto era in mano ai goti.<\/p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"article4-sliders7\">Anno 549 d.C. &#8211; Totila scende in Sicilia &#8211; Il fallimento della flotta bizantina<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Diogene, il generale bizantino subentrato alla difesa di Roma dopo la morte di Conone, oltre che non avere truppe sufficienti per contrastare Totila, aveva pure le ostilit\u00e0 di una fazione interna che, piuttosto dell\u2019assedio, preferiva un\u2019altra volta aprire ai goti le porte di Roma, peraltro poco difese e in decadimento. Paradossalmente, fu proprio Totila nel rioccupare la citt\u00e0 a restaurare le mura ed a ripristinare i presidi alle porte. Dopo alcuni mesi, lasciatosi alle spalle una Roma abbastanza tranquilla, o almeno paga di non aver subito assedi e saccheggi, Totila ritorn\u00f2 in meridione, conquistando prima Reggio Calabria, poi Taranto, per poi riportarsi nuovamente a Reggio che fungeva da testa di ponte per assediare Messina, con l\u2019intenzione di sbarcarvi per la conquista della Sicilia. La fretta di questa conquista era motivata dal fatto che i bizantini stavano organizzando la loro spedizione in Italia, puntando anche loro sulla Sicilia, per poi risalire la penisola ed affrontare i goti.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Giustiniano aveva affidato la flotta al generale Germano Giustino ma il bizantino non fece in tempo a sbarcare in Sicilia che venne colto da un colpo apoplettico. Fu un disastro, i suoi soldati entrarono nello sconforto, la leggenda di questo re goto che portava il nome di Immortale iniziava a serpeggiare anche in mezzo a loro, la superstizione metteva i pagani nell\u2019angoscia, mentre Totila era per i cristiani il diavolo in persona, che si presenta bello, aitante, generoso e allo stesso tempo perfido e mortale. Totila part\u00ec da Reggio Calabria, attravers\u00f2 lo stretto, prese Messina e poi prosegu\u00ec per l\u2019intera isola e nelle citt\u00e0 lo aspettavano incantati, lo avvolgevano di simpatia aumentando cos\u00ec la sua leggenda. La popolazione rimaneva impietrita, senza far nulla per contrastarlo. L\u2019Immortale nell\u2019avanzare non combatteva neppure una sola battaglia, non impegnava un solo uomo, vinceva entrando semplicemente a cavallo nelle citt\u00e0 con il suo seguito, senza colpo ferire, salutava tutti e sorrideva sempre; lui, con la signorilit\u00e0 di un vero principe, faceva sentire importante anche il pi\u00f9 infimo funzionario che incontrava e lo metteva a suo agio senza alcuna altezzosit\u00e0, e tanto meno suscitando timori di sorta.<\/p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"article4-sliders8\">Anno 550 d.C. &#8211; Il generale Narsete<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Belisario dopo aver chiesto di essere esonerato alla guida dell\u2019esercito bizantino in Italia, rientrato a Costantinopoli, non ritorn\u00f2 solo sfiduciato ma, dovendo giustificare la sua sconfitta, si scagion\u00f2 davanti a Giustiniano attribuendo al goto il possesso di forze soprannaturali. Belisario affermava che Totila non era semplicemente forte ma che \u201cera Dio stesso che marciava al suo fianco\u201d. Giustiniano, pi\u00f9 che credere alle forze soprannaturali, inizi\u00f2 a considerare le forze in campo, finora sempre lesinate a Belisario. A Costantinopoli ci si rese conto che per combattere questo re goto (che pi\u00f9 che con le armi conquistava la penisola con la saggezza a non usarle ed era quindi doppiamente pericoloso) non bastava pi\u00f9 il solito esercito e la solita piccola flotta, ma bisognava fare ben altro. Ci voleva una vera e propria mobilitazione. Il disastro fatto registrare da Germano scosse la corte bizantina che, da tempo, stava dimostrando di non possedere n\u00e9 energia n\u00e9 capacit\u00e0 nel prendere impegnative decisioni.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Giustiniano convoc\u00f2 <strong>Narsete<\/strong> e lo incaric\u00f2 di sbarazzarsi di Totila a qualsiasi costo. Il generale accett\u00f2 ma volle un mandato pieno, che gli permettesse di organizzarsi come voleva lui e pretese la garanzia che avrebbe ottenuto dal tesoro tutti i soldi che desiderava. Fu dunque lui a organizzare l\u2019esercito con tante armi, tanti soldati, e una adeguata logistica per i rifornimenti; non voleva fare la fine dei suoi predecessori che una volta messo il piede in Italia erano poi stati abbandonati. Lui aveva gi\u00e0 avuto un\u2019esperienza pessima con Totila: aveva permesso di far diventare la situazione a Ravenna e a Roma ancora pi\u00f9 problematiche di quanto non fossero quando aveva bloccato Belisario a Ravenna, acconsentendo lui e convincendo Giustiniano (Procopio ci racconta che lo fece per invidia dei successi di Belisario) a firmare una pace che fin dal primo momento non prometteva lunga vita, non essendoci forze bizantine capaci di smorzare sul nascere un ricompattamento dei vari gruppi di goti. Ed infatti, partito Belisario e Narsete, i goti riuscirono nuovamente, dopo un breve periodo di anarchia, a ritrovare in Totila un intelligente ed esuberante condottiero per riportarli al riscatto. Dunque, Narsete si prepar\u00f2 ma, prima di partire, volle il comando assoluto delle truppe con carta bianca per le eventuali decisioni da prendere una volta in Italia. Le battaglie, diceva, \u201cnon si vincono n\u00e9 si perdono se Dio vuole o non vuole, si vincono sempre quando si \u00e8 pi\u00f9 numerosi e forti dei nemici\u201d.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Narsete aveva un aspetto delicato, ma celava come uomo e come ufficiale una energia indomabile, un attivismo prodigioso e una volont\u00e0 ferrea; fu generale un capace e ostinato che port\u00f2 alla rovina i goti e cacci\u00f2 le orde alemanne dall\u2019Italia. Riusc\u00ec ad avere a sua disposizione la pi\u00f9 grande armata mai affidata da Giustiniano a un suo generale: circa 30-35.000 uomini, pronti a salpare per le coste italiane, seguiti da navigli che dovevano poi in ogni caso, nella buona o cattiva sorte, costantemente rifornire l\u2019esercito bizantino sulla penisola e, se necessario, anche di altri uomini pronti a imbarcarsi. Giustiniano acconsent\u00ec perch\u00e9 era ormai fermo il suo proposito di riconquistare l\u2019Italia. Da notare che nel chiedere rinforzi dalle varie province, i bizantini chiesero anche l\u2019aiuto dei Longobardi stanziati in Pannonia, che a loro volta erano stati aiutati dai bizantini proprio lo stesso anno nella lotta contro i Gepidi. Era quest\u2019ultimo un popolo che non aveva mai smesso di contrastare l\u2019invasione del proprio territorio, n\u00e9 voleva abbandonarlo, anche perch\u00e9 sui territori danubiani, sul mar d\u2019Azov, sul Don e in Bulgaria gi\u00e0 alcune orde di Avari (una popolazione turco-mongola) premevano sui confini; dopo pochi mesi la stessa Bulgaria sarebbe finita sotto il loro controllo.<\/p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"article4-sliders9\">Anno 551 d.C. &#8211; L&#8217;armata di Narsete<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Il generale bizantino prima di partire da Costantinopoli, cur\u00f2 ogni particolare, prepar\u00f2 accuratamente la flotta, scelse personalmente i propri reparti, mise insieme circa 30-40.000 fra effettivi e riserve, tutti uomini capaci e non bad\u00f2 a spese: convinse i migliori comandanti a seguirlo. Cur\u00f2 l\u2019equipaggiamento, fece fare nuove armi, navi leggere, veloci e non risparmi\u00f2 in quelle che avrebbero dovuto servire di appoggio per i rifornimenti in caso di un improvviso assedio; invi\u00f2 alcuni funzionari in Italia per preparare dei partigiani in ogni angolo, fece prendere accordi con la laguna veneta per procurarsi sul posto (che lui gi\u00e0 conosceva bene) ogni tipo di barche leggere che allora si usavano e quasi assomigliavano alle grandi gondole di oggi. Volle dagli uomini del controspionaggio una relazione piuttosto dettagliata del territorio italiano, degli spostamenti alle volte improvvisi che faceva Totila, delle forze che possedeva e delle citt\u00e0 che erano a lui di appoggio e quelle dove invece i bizantini potevano contare su una seria collaborazione. Narsete non lasciava nulla al caso; tutto doveva essere preventivamente definito con la massima precisione e col massimo scrupolo. Prese accordi anche con i Longobardi in Pannonia per farseli alleati e farli partecipare; questi ultimi stettero al gioco pur non nutrendo molta fiducia. Del resto, finora avevano sempre visto solo fallimenti nell\u2019esercito bizantino, non credevano molto nel suo successo e avevano sempre un po\u2019 di rispetto verso Totila che non aveva perso una sola battaglia. Il re goto dominava dal Friuli alla Sicilia senza aver subito nemmeno un rovescio.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Totila intanto lasciata la Sicilia, si diresse sulla Sardegna e sulla Corsica, conquistandole entrambe senza colpo ferire; poi si riport\u00f2 sull\u2019Italia, sbarcando nei pressi di Livorno. Qui subito gli venne segnalato lo sbarco di un generale bizantino ad Ancona, nell\u2019unica parte di mare ancora accessibile ai bizantini; vi fecero approdare alcuni reparti guidati dal comandante Giovanni. Forse una manovra diversiva di Narsete che stava invece risalendo la Jugoslavia per portarsi verso Trieste. Totila, ancora una volta disponibile, chiese la pace a Costantinopoli, ma non ottenne neppure una risposta. Giustiniano aveva dato consistenti forze e mezzi a Narsete lasciandogli anche il compito di gestire questa guerra mentre lui era invece impegnato ad occuparsi di questioni religiose.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p><p style=\"text-align: justify;\">Il suo editto sui \u201cTre Capitoli\u201d venne applicato dalla chiesa Orientale, e alle rimostranze del solito Vigilio, lui ordin\u00f2 di arrestarlo. Il papa arroccandosi dentro S. Pietro a Costantinopoli, gli scagliava anatemi. Giustiniano depose il patriarca di Cesarea e condann\u00f2 tutti quelli che non avessero applicato l\u2019editto. Vigilio, tuttavia, continu\u00f2 a lanciare anatemi contro l\u2019imperatore, forse convinto anche di ucciderlo, ma si salv\u00f2 a stento fuggendo nottetempo e rifugiandosi in Calcedonia, dove per\u00f2 si ammal\u00f2 gravemente.<\/p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"article4-sliders10\">Anno 552 d.C. &#8211; La grande armata di Narsete<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 grande esercito mai affidato da Giustiniano ad un suo generale si apprestava ad entrare in Italia. Varcato il confine, trovarono un contingente di Longobardi che, alla fine, rotti gli indugi diedero un appoggio ai bizantini. Narsete si diresse verso la laguna; qui ottenne tutte quelle barche leggere che servivano per arrivare agilmente quasi indisturbati su Ravenna, navigando lungo la costa. Lasciato un presidio a met\u00e0 percorso, raggiunse Rimini, mentre l\u2019esca buttata con il generale Giovanni su Ancona stava portando Totila a dirigersi su questa citt\u00e0. Narsete si preparava a prenderlo alle spalle, tuttavia il capo goto venne segnalato sugli Appennini e non sulla strada dove doveva essere se si fosse diretto ad Ancona; ci\u00f2 indusse Narsete a cambiare i suoi piani, preferendo da Rimini scendere per la strada di Novafeltria-Sansepolcro, per poi proseguire e affrontarlo frontalmente in una gola del Valico di Scheggia, proprio tra Sansepolcro e Arezzo.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">Il generale aveva dalla sua parte a favore il numero, un intero esercito, inoltre una valle come quella del Valico non permetteva tanta dispersione di uomini, bastava concentrarli tutti su una imponente forza d\u2019 urto. Era il mattino del 3 giugno del 552! La manovra riusc\u00ec pienamente, lo scontro fu assicurato, e la vittoria non tard\u00f2 a venire: <strong>Totila rest\u00f2 ucciso nello scontro<\/strong>. Quasi i bizantini non credevano ai loro occhi, restarono perfino increduli anche quando il formidabile nemico era ai loro piedi, morto, lui \u201cl\u2019Immortale\u201d! Quando seppellirono i morti, compreso il suo corpo, non erano ancora convinti. Procopio lo storico, scrisse \u201criesumarono il cadavere per assicurarsi che veramente fosse morto, ed avendolo osservato a lungo, si decisero che veramente ormai l\u2019Italia era conquistata\u201d. Gli uomini del rimanente esercito di Totila, increduli anche loro, rimasti allo sbando si dispersero; non avevano pi\u00f9 il loro dio, non avevano pi\u00f9 come guida <strong>Totila<\/strong> l\u2019immortale.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><p style=\"text-align: justify;\">In mezzo a quelle colline si era consumata la fine di un grande condottiero dalle grandi gesta, per nulla barbaro, un grande e giovane eroe che aveva dato vita alla leggenda non con le azioni di guerra ma con le imprese di pace, esercitando \u201cuna giustizia che era diventata proverbiale\u201d (Cit. Procopio).<\/p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><a href=\"javascript:void(0);\">Anno 542 d.C. 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